La tecnica non può diventare misura dell'umano. Ora lo dice anche la legge
Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare i due decreti attuativi della legge italiana sull'intelligenza artificiale. Dentro le trenta pagine del comunicato ufficiale c'è una frase che vale più di cento convegni. La formazione è "la condizione abilitante della strategia nazionale sull'IA". Non addestramento tecnico, precisa il testo, ma "alfabetizzazione critica, consapevolezza dei rischi, capacità di interpretare gli output, responsabilità nell'uso degli strumenti".
Chi si occupa di formazione lo sosteneva da anni, spesso predicando nel deserto tra un tutorial e l'altro. Adesso lo Stato italiano lo ha scritto come fondamento del primo quadro normativo nazionale organico sull'intelligenza artificiale in Europa.
La catena che porta fin qui
Questa scelta non nasce dal nulla, è l'ultimo anello di una catena normativa precisa. Il primo anello è europeo, ovvero l'articolo 4 dell'AI Act (Regolamento UE 2024/1689), che rende l'alfabetizzazione sull'IA un dovere giuridico per chi sviluppa e per chi utilizza questi sistemi, ne abbiamo scritto in dettaglio qui. Non un invito, un obbligo.
Il secondo anello è la legge italiana 132 del 2025, che ha tradotto quel principio in una delega al Governo. Il terzo sono i decreti del 10 giugno, che trasformano la delega in regole concrete per la scuola, l'università, la pubblica amministrazione, la sanità, le professioni, il lavoro e la giustizia.

La catena normativa, dall'AI Act ai decreti italiani. Fonte AI Act, Legge 132/2025 e Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026.
Un'avvertenza di onestà, prima di proseguire. I decreti sono in esame preliminare, ovvero devono ancora passare dalle Commissioni parlamentari, dalle Regioni e dalle Autorità competenti, con la deliberazione definitiva attesa entro ottobre. I dettagli possono cambiare, l'impianto difficilmente cambierà.
Antropocentrico non è uno slogan
La parola che attraversa tutto il pacchetto è "antropocentrico". È un termine che rischia di consumarsi nei comunicati stampa, e invece nei decreti ha un significato operativo preciso, ovvero la responsabilità non si delega alla macchina. Mai.
Tre esempi rendono l'idea. Un licenziamento deciso unicamente da un algoritmo è nullo, perché le decisioni che incidono sulla vita lavorativa di una persona devono restare imputabili a un essere umano con poteri effettivi. Il magistrato può usare l'IA per organizzare e cercare, ma lo ius dicere, il decidere, resta suo. Il professionista che usa sistemi di IA ne risponde personalmente, e la responsabilità non si trasferisce allo strumento.
C'è un filo che unisce questi tre casi. L'IA può sostenere il giudizio umano, non sostituirlo. E un principio del genere funziona a una sola condizione, ovvero che le persone sappiano davvero come questi sistemi funzionano, dove sbagliano, come si interpretano. Per questo la formazione non è un capitolo del pacchetto. È il pilastro che regge tutti gli altri.
Cosa prevede, in concreto
Per la scuola l'IA entra stabilmente nei percorsi educativi, ovvero nelle indicazioni nazionali del secondo ciclo, nell'educazione civica, nelle competenze STEAM e nell'orientamento. È prevista una formazione stabile dei docenti su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati. Un piano da 100 milioni di euro affronta l'emergenza educativa legata all'abuso di social, piattaforme e IA, coinvolgendo anche le famiglie. Nascono comitati tecnico-etici territoriali a supporto delle scuole.
Per gli adulti arrivano percorsi strutturati di alfabetizzazione con riconoscimento delle competenze già acquisite e sostegno alla riqualificazione professionale. Per la pubblica amministrazione, alfabetizzazione di base per tutti i dipendenti e alta formazione per i dirigenti. Per le professioni, gli ordini avranno sei mesi per inserire l'alfabetizzazione sull'IA nella formazione obbligatoria, su tre piani, ovvero tecnico, giuridico e deontologico. Per la sanità, una quota dedicata nel programma ECM.

La formazione sull'IA tocca ogni ambito professionale, fonte decreti attuativi del 10 giugno 2026.
Letto tutto insieme, il messaggio è uno, ovvero nessun settore della vita professionale italiana resterà esente dall'obbligo di capire l'intelligenza artificiale. Non di usarla, di capirla.
Dove ci collochiamo noi
Retoria è nata esattamente su questa tesi, prima che diventasse legge. Non insegniamo l'ultimo strumento, che tra sei mesi sarà superato. Lavoriamo sull'alfabetizzazione critica, ovvero capire come ragionano questi sistemi, dove sbagliano, cosa resta insostituibilmente umano, e come si costruisce una collaborazione tra persona e macchina in cui la persona orchestra e la macchina esegue.
È anche il modo in cui lavoriamo noi stessi. Dentro Retoria l'IA scrive bozze, analizza, automatizza, e ogni decisione che conta resta umana, tracciata e firmata. L'antropocentrismo per noi non è una parola da convegno, è il nostro metodo di lavoro quotidiano, dalla classe di scuola al flusso interno con cui produciamo questo stesso articolo.
Nei prossimi mesi i decreti diventeranno definitivi e gli obblighi diventeranno scadenze, per le scuole, per gli ordini professionali, per le aziende. Su questo Osservatorio li seguiremo passo per passo, in linguaggio comprensibile, separando ciò che è già operativo da ciò che è ancora in discussione.
La domanda che lasciamo a chi legge è la stessa che il legislatore ha implicitamente posto a tutto il Paese. Non se usare l'intelligenza artificiale, ma con quanta consapevolezza. La differenza tra le due cose si chiama formazione, e adesso lo dice anche la legge.
Per preparare la propria organizzazione agli obblighi in arrivo è possibile scriverci qui, scoprire il metodo Retoria, oppure leggere cosa prevede l'AI Act per scuole, aziende e studi.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) — articolo 4 (alfabetizzazione).
- Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale.
- Comunicato del Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 (decreti attuativi, esame preliminare).
- Decreto Ministeriale 219/2025.