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Compiti su del 18% ed esami giù del 20%, l'errore è nella griglia

Un habitus è l'insieme delle abitudini profonde con cui una persona affronta i problemi, quelle che non sceglie ogni volta perché le ha già interiorizzate. Pierre Bourdieu lo descriveva come un sistema di disposizioni durature e trasferibili, cioè strutture costruite da un ambiente che poi, a loro volta, strutturano il comportamento in ambienti nuovi. Tradotto nella scuola significa una cosa molto concreta. Le abitudini mentali che uno studente prende in terza superiore se le porta in azienda a ventisei anni.

Il rapporto EduNext, pubblicato nel 2026 dall'Osservatorio Look4ward della Luiss insieme al Research Department di Intesa Sanpaolo, indica la scuola secondaria come l'anello strutturalmente più debole dell'intero ecosistema formativo, e la ragione che dà è esattamente questa. È lì che si formano gli habitus cognitivi fondamentali, ed è lì che il sistema è rimasto sostanzialmente fermo. La domanda che questo articolo prova a mettere a fuoco è più precisa, ovvero che cosa costruisce davvero quell'habitus. La risposta che emerge dalla ricerca degli ultimi due anni è scomoda per chi insegna e utile per chi vuole cambiare qualcosa, poiché non è la lezione, non è il divieto e non è lo strumento. È la valutazione.

Quello che valuti è quello che le persone imparano a fare

Nella ricerca educativa questo meccanismo ha un nome tecnico, ovvero effetto di ritorno della valutazione (in inglese backwash). Chi studia non organizza il proprio lavoro attorno agli obiettivi dichiarati nel programma, lo organizza attorno a ciò che verrà misurato. John Biggs ci ha costruito sopra il principio dell'allineamento costruttivo, secondo cui obiettivi, attività e prove devono puntare nella stessa direzione, altrimenti vince sempre la prova. David Boud lo ha detto in modo più brutale, ricordando che gli studenti possono sfuggire a un cattivo insegnamento ma non possono sfuggire a una cattiva valutazione.

Questo era vero anche prima dell'IA. Se la verifica premia il ricordo, lo studente sviluppa l'abitudine a ricordare. Se premia la procedura, sviluppa l'abitudine a eseguire. La novità è che adesso esiste uno strumento capace di produrre il prodotto finito senza che il processo avvenga, e la maggior parte delle griglie di valutazione guarda solo il prodotto finito. Per questo la griglia non è un dettaglio burocratico. È la macchina che fabbrica l'habitus.

Il compito migliora, l'apprendimento peggiora

La prova più solida arriva da uno studio di David Strömberg, Victor Lei e Yanhui Wu (2026) su 26.811 studenti cinesi dalla settima alla dodicesima classe, seguiti per trenta mesi con dati amministrativi reali, ovvero compiti, verifiche mensili a libro chiuso ed esami di ammissione, su nove materie. L'adozione scaglionata dell'IA fra scuole ha permesso di stimare l'effetto con un disegno a differenze nelle differenze, che è quanto di più vicino a un esperimento si possa ottenere in una scuola vera.

Grafico a barre divergenti che confronta quattro misure, con i voti dei compiti in positivo e i risultati di tutte le prove d'esame in negativo

Quello che si vede subito e quello che resta dopo, nello studio su 26.811 studenti. Fonte. Strömberg, Lei e Wu (2026).

I compiti a casa migliorano del 18 per cento e il tempo per svolgerli cala del 30 per cento. Entro sei mesi i voti delle verifiche mensili scendono del 20 per cento. Sugli esami di ammissione, quelli che contano davvero, la perdita arriva al 18 per cento sulla prova di accesso all'università e al 24 per cento su quella di accesso alla scuola superiore, e il danno completo si manifesta soltanto dopo circa due anni. Il dettaglio decisivo è un altro. Le perdite si concentrano nell'80 per cento circa di chi usa l'IA con un profilo di esternalizzazione del compito, riconoscibile da tempi di svolgimento bassissimi accompagnati da voti alti. Chi invece continua a metterci lo stesso tempo di prima subisce perdite minime.

Lo stesso strumento, nelle stesse classi, produce due esiti opposti a seconda dell'abitudine con cui viene usato. E il compito consegnato, da solo, non distingue i due gruppi.

Lo stesso modello, due habitus diversi

Che l'abitudine si possa progettare lo mostra un esperimento randomizzato condotto da Hamsa Bastani, Osbert Bastani, Alp Sungu e colleghi, pubblicato nel 2025 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, su quasi mille studenti di una grande scuola superiore turca, dalla nona all'undicesima classe. Due gruppi ricevevano lo stesso modello GPT-4 con due interfacce diverse. La prima era un assistente generico. La seconda era stata costruita dagli insegnanti perché non desse mai la soluzione, ma solo indizi, errori tipici e domande di rilancio.

Grafico a barre raggruppate che mette a confronto assistente generico e assistente progettato dai docenti, sugli esercizi e sull'esame finale

Il vantaggio visibile sugli esercizi e il risultato all'esame senza strumenti. Fonte. Bastani e colleghi (2025).

Sugli esercizi svolti con lo strumento a disposizione i risultati salgono in entrambi i casi, del 48 per cento con l'assistente generico e del 127 per cento con quello progettato dai docenti. Poi lo strumento viene tolto e si passa all'esame a libro chiuso. Il gruppo con l'assistente generico va il 17 per cento peggio del gruppo di controllo. Il gruppo con l'assistente progettato è sostanzialmente alla pari con il controllo.

È il punto che vale la pena tenere fermo. Non è l'IA a determinare l'esito, è il tipo di interazione che le viene chiesta. E se misuri solo gli esercizi, i due gruppi ti sembrano entrambi bravissimi, anzi il gruppo che sta imparando meno ti sembra migliorato meno.

«La fretta nell'adozione dell'IA non è un'alleata. È la strada più veloce per sprecare risorse e creare resistenze che poi costano il doppio.»

Perché il prodotto migliora mentre il processo si spegne

Il meccanismo interno è stato osservato direttamente. In uno studio pubblicato sul British Journal of Educational Technology, Yizhou Fan e colleghi (2025) hanno assegnato 117 studenti universitari a quattro condizioni, cioè nessun supporto, ChatGPT, un esperto umano e uno strumento di analisi della scrittura basato su checklist. Il gruppo con ChatGPT ha ottenuto i punteggi migliori sui testi prodotti, ma non ha mostrato differenze significative né nel guadagno di conoscenza né nella capacità di trasferirla a un compito nuovo.

I dati di tracciamento spiegano il perché. Gli studenti con ChatGPT passavano molto meno tempo nelle fasi di orientamento e di valutazione del proprio lavoro, alternando richiesta e revisione senza fermarsi a giudicare. Gli autori chiamano questo comportamento pigrizia metacognitiva. Il prodotto migliora proprio perché il processo che costruisce l'apprendimento viene saltato.

In Italia l'habitus è già formato

Nel frattempo l'abitudine si è consolidata. L'indagine nazionale Io e l'Intelligenza Artificiale, condotta da INDIRE con il Festival dell'Innovazione Scolastica fra marzo e giugno 2026 su 5.342 studenti di scuola secondaria di primo e secondo grado, mostra un quadro netto.

Grafico a barre orizzontali con cinque misure sull'uso dell'IA fra gli studenti italiani della scuola secondaria

Quanto l'IA è entrata nelle abitudini di studio degli studenti italiani. Fonte. INDIRE e Festival dell'Innovazione Scolastica (2026).

Il 94 per cento degli studenti ha ormai l'IA dentro le proprie abitudini e oltre l'84 per cento la usa per studiare. Il 76 per cento si fida delle risposte, mentre il 62 per cento dichiara di confrontarle con altre fonti e nei fatti soltanto circa uno su due verifica davvero. Non è un problema di accesso, quindi, ed è inutile continuare a discuterne come se lo fosse. È un problema di qualità dell'uso, che è un altro modo per dire habitus.

Su questo il rapporto EduNext aggiunge un passaggio che vale la pena leggere due volte. Il divieto scolastico non elimina l'uso, produce l'abitudine a nasconderlo, e quell'abitudine si trasferisce intatta nei contesti di lavoro sotto forma di shadow IA, ovvero un utilizzo diffuso ma sommerso che nessuno può governare né valorizzare. Chi ha imparato a scuola a occultare, in azienda occulta. Il divieto non forma nessuna competenza critica. Forma una pratica di occultamento, e le pratiche di occultamento sono habitus a tutti gli effetti.

Che cosa forma un habitus diverso

La direzione su cui la ricerca converge non è vietare e non è nemmeno liberalizzare. È spostare l'oggetto della valutazione dalla risposta al processo che l'ha prodotta. Il documento Assessment reform for the age of artificial intelligence, curato da Jason Lodge, Sarah Howard, Margaret Bearman e Phillip Dawson per l'agenzia australiana TEQSA nel 2023, mette fra le sue cinque proposizioni proprio la valutazione del processo di apprendimento, insieme alla sicurezza concentrata in pochi punti significativi del percorso invece che ovunque.

Da lì nasce l'impostazione a due corsie adottata dall'Università di Sydney e poi ripresa da molti atenei. Nella prima corsia stanno poche prove sorvegliate e in presenza, dove si certifica che la competenza ci sia davvero, e l'orale è lo strumento principe. Nella seconda corsia sta tutto il resto, dove l'IA si usa apertamente e si impara a usarla bene, perché la funzione di quelle prove non è certificare, è far imparare.

Schema a due pannelli che descrive la corsia sorvegliata e la corsia aperta con le rispettive funzioni

Le due corsie della valutazione e la funzione diversa di ciascuna. Fonte. elaborazione Retoria su TEQSA (2023) e Università di Sydney.

In Italia una parte di questo movimento è già legge. La riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo, introdotta dal decreto legge 9 settembre 2025 n. 127 e convertita dalla legge n. 164 del 2025, riporta il nome di esame di maturità e ricostruisce il colloquio attorno a quattro discipline, con una griglia nazionale che assegna fino a venti punti su padronanza dei contenuti, capacità di collegare le conoscenze con ragionamento critico e maturità personale. Dall'anno scolastico 2026/27 l'esame si considera validamente sostenuto solo se il candidato ha svolto tutte le prove, colloquio compreso. Il peso si sta spostando sul parlato, cioè sull'unico formato in cui il giudizio si vede mentre si forma.

Quattro mosse che puoi portare in classe lunedì

Nessuna di queste richiede software, budget o autorizzazioni.

  • Chiedi il processo insieme al prodotto. Alla consegna alleghi la prima versione scritta senza strumenti, la conversazione con l'IA se c'è stata, e tre righe su che cosa hai cambiato e perché. Si valuta anche quello, con un peso dichiarato nella griglia.
  • Metti cinque minuti di orale su ciò che hai consegnato. Tre domande sul testo che hai firmato bastano a distinguere chi lo ha pensato da chi lo ha raccolto, e costano molto meno di qualsiasi software antiplagio.
  • Dichiara la corsia su ogni consegna. Una riga che dice se l'IA si può usare e per fare che cosa. È la mossa che smonta l'abitudine a nascondere, poiché non c'è niente da nascondere quando la regola è scritta.
  • Dai punti a chi trova l'errore. Consegna un testo prodotto dalla macchina e chiedi di smontarlo. Premi l'errore individuato e argomentato. È il modo più veloce per far diventare la verifica un riflesso invece che un compito in più.

C'è una cosa da tenere presente su tutte. L'habitus si forma per ripetizione, non per annuncio. Una circolare non cambia niente, cinque minuti di orale ripetuti ogni settimana per un anno cambiano tutto.

Prova a misurarlo prima di cambiarlo

Se stai ragionando su come riscrivere le prove del tuo istituto, il punto di partenza utile non è la griglia, è la fotografia di dove siete adesso, ovvero quanto e come studenti e docenti usano già questi strumenti. Scrivici per una valutazione di AI readiness del tuo istituto, oppure guarda come lavoriamo prima di decidere. Se vuoi approfondire il quadro da cui parte questo articolo, abbiamo scritto sullo spostamento dalla memoria al giudizio e sulla penalità di apprendimento misurata nella scuola secondaria.

Nota metodologica

Lo studio di Strömberg, Lei e Wu è un lavoro osservazionale con disegno a differenze nelle differenze, quindi la stima è causale sotto l'ipotesi che i tempi di adozione non siano legati ad altri cambiamenti simultanei, e riguarda un contesto scolastico cinese con esami di ammissione ad altissima posta. Gli stessi autori segnalano che la strategia di identificazione è più debole proprio sugli esami di ammissione, osservati una o due volte soltanto. Lo studio di Bastani e colleghi è randomizzato, registrato in anticipo e sottoposto a revisione fra pari, ma riguarda una sola scuola turca e la sola matematica. Lo studio di Fan e colleghi ha un campione contenuto di 117 studenti universitari su un compito di scrittura. L'indagine INDIRE è un'autodichiarazione su base volontaria, quindi le percentuali su fiducia e verifica vanno lette come atteggiamenti dichiarati e non come comportamenti osservati. Il rapporto EduNext è uno studio qualitativo basato su interviste in profondità con figure apicali, prezioso per le ipotesi e non generalizzabile come dato statistico. Le sue elaborazioni quantitative sul contesto italiano provengono da fonti Istat ed Eurostat. Questo articolo non è consulenza legale e non sostituisce la lettura dei testi normativi citati.

Fonti